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The Golden Way
Gli albori della Rivoluzione Industriale videro la Svezia seguire un percorso simile alla Germania: spopolamento delle campagne, emigrazione massiccia (oltre un milione e mezzo di svedesi abbandonarono il loro paese), sviluppo della socialdemocrazia. Negli anni trenta, il premier socialdemocratico Per Albin Hansson, con tipico pragmatismo scandinavo, abbandonò le basi dogmatiche del suo partito per realizzare un ambizioso programma sociale ed economico: un sistema previdenziale innovativo, basato su una tassazione progressiva del reddito.

L’obiettivo era la creazione di un sistema economico e sociale in cui a chiunque, indipendentemente dalle sue origini e dalle sue basi economiche, fosse assicurato uno standard minimo di sicurezza sociale. Lo slogan marxista "a ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue capacità" veniva portato avanti da un sistema che voleva, e riuscì, a mantenersi democratico.

Il sistema decollò realmente dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando lo sfruttamento delle risorse settentrionali generò ricchezza e prosperità diffusa. Questo sistema è stato alla base di una straordinaria quanto silenziosa rivoluzione sociale: il 74% delle donne lavora - contro il 79% degli uomini - ed è la percentuale più alta al mondo. Il settore pubblico e i sussidi hanno consentito alle donne di non dover scegliere tra famiglia e lavoro, ma di poter liberamente realizzarsi, con successo, nella vita privata e nella società.

Recentemente questo sistema ha cominciato ad indebolirsi, a causa di una forte immigrazione e di una crisi economica generata dalla globalizzazione del mercato. Uno dei punti deboli del sistema economico svedese è dato certamente dall’enorme peso del sistema pubblico, che assorbe buona parte della forza lavoro e delle risorse statali. Il settore pubblico, grazie ai servizi che eroga, genera sicuramente benessere e qualità della vita. Ma non produce, anzi, assorbe la ricchezza e le risorse economiche necessarie al paese per competere nel mercato globale.

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