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La leggenda di Babbo Natale 

Come molte tradizioni, anche quella di Babbo Natale ha origini antichissime e affascinanti. Fin da tempi molto lontani, le popolazioni pagane del centro e nord Europa festeggiavano il solstizio d'inverno - visto come il momento più freddo e cupo dell'anno, a partire dal quale si poteva aspettare con fiducia la primavera. Era consuetudine, in questa circostanza, fare dei doni, che quasi sempre erano all'epoca di natura alimentare.


Il Julbock finlandese

Nel nord Europa, anticamente, l'inverno era letale. Interi villaggi potevano essere annientati dal prolungamento della stagione fredda, da calcoli errati nell'immagazzinamento delle scorte, e da mille altri elementi non prevedibili. Da questa casualità nacquero molte superstizioni, il cui scopo ultimo era ingraziarsi quei fattori imponderabili che decidevano della vita e della morte di intere comunità. Così in Gran Bretagna era uso vestire un vecchio di pellicce, e farlo andare di casa in casa a ricevere cibo e doni. Quel vecchio rappresentava lo spirito dell'Inverno, e la gentilezza nei suoi confronti avrebbe reso l'Inverno ben disposto. In Scandinavia a folletti solitari chiamati Tomte o Nisse veniva lasciato del cibo nel cuore dell'inverno. Ed inquietanti figure vestite di pelli e corna di caproni passavano nel solstizio d'inverno lasciando doni. Non passando dal camino ma bussando impetuosamente alle porte. 


San Nicola, Gentile da Fabriano

Quando il Cristianesimo penetrò in queste regioni, non cercò lo scontro frontale con queste tradizioni, ma si affiancò ad esse e vi introdusse propri elementi - come aveva già fatto nel resto d'Europa. Al festeggiamento del solstizio d'inverno sostituì quello del Natale, agli esseri soprannaturali che dominavano la Natura affiancò i santi.
Un santo in particolare si prestava assai bene allo scambio dei regali. San Nicola, vescovo di Myra in Anatolia, si era distinto per i generosi doni fatti a poveri e persone in difficoltà. La sua fama si diffuse in tutta la Cristianità, legandola all'immagine di colui che porta i doni. San Nicola era anche protettore di mercanti e marinai, e gli olandesi, popolo di marinai e commercianti, lo veneravano con il nome di Sinterklaas, portando questa tradizione nel Nuovo Mondo e trasferendola agli inglesi. Costoro la fecero propria nel corso dell'ottocento, inventando - in realtà ritrovando - la figura di Santa Claus.

Il Babbo Natale che noi conosciamo, col barbone bianco, la figura panciuta vestita di rosso e bianco, è un'immagine inventata, creata per scopi commerciali a fine ottocento e fatta conoscere in tutto il mondo dalle pubblicità della Coca-Cola.


La Finlandia difende oggi la paternità e la cittadinanza (lappone) di Babbo Natale. E in effetti, non a Rovaniemi, riconosciuta come residenza "ufficiale" di Babbo Natale, ma a Korvatunturi, si troverebbe il laboratorio in cui Babbo Natale produce (o smista) i regali per i bambini di tutto il mondo. Invenzioni recenti del consumismo, certo. 


Odino cavalca Sleipnir

Ma questo Babbo Natale non esisterebbe oggi senza un santo proveniente dall'Anatolia del quarto secolo dopo Cristo, o senza il "Vecchio Inverno" dell'Inghilterra precristiana o, infine, senza il retaggio della religione scandinava, che vedeva il terribile Odino percorrere i cieli notturni con Sleipnir, il suo cavallo a otto zampe; lo stesso numero delle renne di Babbo Natale.
Per i nostri antenati, ed anche per noi, il Natale era calore, era ritrovarsi insieme - la famiglia, il villaggio - nell'intimità domestica, mentre all'esterno la Natura mostrava il suo volto più ostile.

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